13 marzo 2006

Ode alle cariche della celere

Ho subito anch’io il fascino partigiano degli scontri, delle barricate in strada e delle telecamere, dei caschi della celere contro quelli da cinquantino. L’aggressività è una pulsione sessuale, beati coloro che non ce l’hanno. Diceva Mordecai Richler che alle generazioni del dopo-guerra manca la Guerra Civile Spagnola, le Brigate Internazionali. Una valvola di sfogo senza se e senza ma. Noi dobbiamo accontentarci di Corso Sempione, Princes Street, Brignole. Gli scontri con la polizia non hanno niente a che fare con libertà, globalizzazione, ambiente o disoccupazione. Essi sono il tentativo disperato e ridicolo di vivere l’eroe romantico di Omero e Sheakespeare. Tanti piccoli Patroclo indossano l’armatura dei padri borghesi, addormentati di fronte al televisore. Ma il nemico non c’è; solo automobili, cassonetti, vetrine. E così il sogno si infrange, contro le vetrine e i finestrini delle macchine. Ad ognuno toccherà morire nel proprio letto, rimpiangendo quello che sarebbe potuto essere; Enrico V aveva capito tutto.

Per questo la polizia, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Questi ragazzi ne hanno un disperato bisogno; molto di più di quanto ne abbiano bisogno lo Stato o il popolo italiano. Tra incendiare una macchina e colpire un poliziotto ci passa la stessa differenza che c’è tra la masturbazione ed il sesso. Ma il nirvana sono le cariche; come quando il partner prende l’iniziativa: ci pensano loro, puoi rilassarti e venire.[1] Se li guardate bene negli occhi, stanno implorando di essere caricati; se ne vergognano, come un amante che non vuole confessare quello che gli piace. L’ho provato anch’io, l’orgasmo di una manganellata o di un calcio ben piazzato negli stinchi (perchè i poliziotti so’ stronzi); però come siamo caduti in basso. Volevamo morire sul campo di battaglia, ma ci eccitiamo per un calcetto.

Insomma, cari agenti, caricateli, caricateci; vogliamo sentire l’odore del sangue: il nostro, il vostro; basta che il rosso non faccia rimpiangere Caravaggio. Che rimanga a lungo nelle narici e sulla camicia, lo vogliamo raccontare.

da nullo.ilcannocchiale.it

[1] Ancora meglio se il poliziotto usa un vibratore-manganello o dice qualche sconceria-insulto.

16 commenti:

fran-tes-to ha detto...

dal campo di battaglia, al campo di calcetto; sarà il disagio della civiltà, hai ragione tu che è un qualcosa di sessuale quanto avvenuto, però pare un caso di masturbazione più che qualcosa di "copulativo" che si relazioni nel sesso con un'alterità

masturbazione sicuramente portata ad altissimi livelli, interattiva, ma tragicamente bovaristica, fantasmatica.

Sarà che mi pare ci sia ancora spazio e bisogno degli assalti ai forni, delle guerre di spagna, coniugazione efferata fra necessità e godimento,
la pulsione che si fa strumento di cambiamento reale. E forse questa mia speranza è la masturbazine autoreferenziale per eccellenza.

Insomma sarà anche che un po' li ammiro quelli che si riescono a "mischiare"
con una mischia demente, che si sporcano, fuori di ogni purezza, in un'orgia di adrenalina e sudore, che libera violenza nell'aria.

Insomma, sarà, sarà, saranno tante le cose da considerare, ma fammi dire, comunque, grazie dell'ode, fra tutte le altre l'ho riconosciuta

boliboop ha detto...

Esiste un mondo senza violenza perché esiste un mondo in cui gli istinti si sfogano in altri modi. Arrendersi all'idea che serve una valvola di sfogo è un controsenso. Ok, siamo animali, e in quanto animali abbiamo bisogno di masticare. Ma invece di strozzarci ogni volta con dei bocconi troppo grandi per poi rimasticarli e così via, perché non provare a inghiottire e digerire? Se è vero che ci sono sempre state guerre, ribellioni e stupri, non è certo vero che se ci sono meno guerre e ribellioni allora ci sono più stupri (vale per ogni permutazione). L'istinto non si può soffocare? Ok, canalizziamolo. E non riduciamo tutto tutto a pulsioni incotrollabili; qualcosa, per fortuna, riusciamo ancora a deciderlo in coscienza.
In ultimo cito "Per questo la polizia, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Questi ragazzi ne hanno un disperato bisogno". Io mi chiedo perché. E mi chiedo cosa nella loro vita ha generato questo bisogno di picchiare e farsi picchiare. Ma sono d'accordo con te, il motivo non è globalizzazione, ambiente o disoccupazione, al massimo ne è il pretesto.

ezio ha detto...

france', ammirarli no; ma una qualche specie di invidia del pene, quello forse si.
boliboop, canalizziamo suona un po' troppo sovietico per i miei gusti. esiste un mondo senza violenza, ed esistono forme di lotta non violenta; solo che io ancora non le ho trovate

boliboop ha detto...

Il mio "canalizziamolo" non voleva avere nulla di sovietico, dal momento che si tratta di un percorso interiore, che sì la società potrebbe sforzarsi di favorire, ma che rimane una conquista del singolo individio. Quando dici "ed esistono forme di lotta non violenta; solo che io ancora non le ho trovate" ti capisco, trovarle e sopratutto applicarle non è certo facilissimo, ma persone come Gandhi hanno capito e applicato la lotta non violenta anche se è fin troppo facile lasciarsi uno spiraglio dicendo "vi sono casi in cui non è possibile farlo" come Russell o come Croce che diceva che la violenza "se è strumento di pace" allora va bene. Nonostante tutto, siamo molto più pacifisti in quest'epoca che in passato e anche se la strada è lunga sono un inguaribile ottimista nei confronti dell'umanità. E questo anche se l'invidia del pene non può certo essere eliminata, dal momento che è una fase normale di crescita della psiche umana. Ma dall'invidia al complesso e quindi alle nevrosi il tragitto non è automatico nè inevitabile.

Jonny ha detto...

boliboop for president! per tre motivi:
1) Perché ha il coraggio di uscire dal "piano delle provocazioni" e riesce a farlo continuando a dire cose sensate.
2) Perché invidio il suo ottimismo nei confronti dell'umanità, ed è meglio avere un presidente ottimista, che uno realista come me.
3)Perché ha coniato un neologismo di fattura eccezionale. L' "individio" infatti è la massima esaltazione di ogni possibile ego, è una summa di "dio", "indiviso" (altro che trinità) e "individuo". Anche il superuomo impallidirebbe.

boliboop ha detto...

Grazie Jonny, in effetti quando ho coniato quel neologismo ho avuto il sentore di creare qualcosa di azzardato, ma ora vedo che l'umanità è pronta anche per queste mirabolanti novità....e tu sarai il mio acostolo (apostolo + costola) :)
Tornando seri, c'è un'unico modo d'esaltare l'ego che mi piace: "Non Dio, non l'anima, non l'inferno e non il Paradiso, ma l'uomo di fronte a se stesso con le sue sole forze, responsabile di ogni suo atto, artefice delle sue vite a venire e della fine assoluta di ogni suo divenire: il Nirvàna." (Buddha Sàkyamuni). Di tutto ciò basterebbe (e davvero sarebbe bello) che alcuni teppisti e alcuni poliziotti si rendessero finalmente conto che sono responsabili di ogni loro atto.

fran-tes-to ha detto...

@ezio e boliboop:
-"l'ammirazione" non è per la voluttuosa violenza teppistica, ma è per chi si sporca e perde il mito del "bambino puro", pacifico e pacifista, canalizzato, responsabile, senza se e senza se stesso;

l'invidia fallica è per coloro che affrontano tutto ciò, non per chi falloforicamente ed in modo masturbatorio, in maniera speculare a chi "maneggia" la propria purezza, "brandisce" ciò andando in giro a distruggere quel che gli capita sottomano, sotto il finto scudo di un'ideologia senza idee.

-la lotta è violenta, anche se non è violenza fisica; è il "ricatto" [per lo meno prima facie] dello sciopero della fame, in cui la violenza è autosomministrata e brandita; la lotta è ad esempio la violenza psicologica e verbale; non sto dando ragione ad hobbes, non è cinismo tardonovecentesco, non sto dicendo che "l'uomo è cattivo", ma che quando "lottiamo" siamo "violenti", attingiamo ad un lato che non va né represso né instradato scientificamente o misticamente, ma sentito, vissuto, ma non necessariamente agito, di modo da essere razionalizzato.

-Tra l'autonomia e la canalizzazione, che nel singolo diventa autoimposizione [forma eteronomica schizzofrenica], ci passano un paio di dimensioni. La responsabilità mi pare inoltre una minima parte dell'autonomia.

scusate la lunghezza

Jonny ha detto...

dovrebbero anche rendersi conto (e qui mi ci metto anche io) che sono "artefici" dei loro atti.... perché ormai è più facile pensarsi marionetta che burattinaio...

boliboop ha detto...

@ francesco: fare violenza a se stessi (con lo sciopero della fame) per costringere l'autorità a concedere un diritto è comunque un bel passo avanti rispetto alla guerra civile, no? Che poi sarebbe ancora meglio una lotta "verbale" come quella che ci può essere in un'assemblea (non dico in parlamento ché sennò mi ridete dietro) è ovvio. Eliminare del tutto la violenza (in tutte le sue accezioni) forse non è possibile e probabilmente non è neppure sano, ma esistono forme sane di violenza, in analogia alle forme sane di "valvole di sfogo". La naturale aggressività umana che, sono d'accordo, deve essere vissuta, non deve per forza materializzarsi in manganelli e molotov. Io ad esempio ascolto la Farandole dell'Arlésienne di Bizet :)

@ jonny: sono molto d'accordo.

Jonny ha detto...

Flaubert diceva: "Sii regolare ed ordinario nella vita, cosicche' tu possa essere violento ed originale nel lavoro". Credo che un po' abbia senso questa cosa. E a mio avviso da ragione sia ad ezio che a boliboop. Esiste una quantità "costante" di violenza (in senso animalesco) ma è nostra facoltà "incanalarla" laddove può essere più redditizia o quantomeno meno dannosa. Che poi a me sembra un concetto molto orientale (oserei dire zen o taoista).

fran-tes-to ha detto...

giusto per dire,se non si fosse capito, che non sto né esaltando la violenza di Milano, nè equiparando le varie forme di violenza [i partigiani ammazzavano e sparavano in qualche senso puramente formale "come" i repubblichini, ma per me non sono nemmeno comparabili le due forme di violenza; allo stesso modo è enormemente preferibile la violenza verbale a quella fisica, ovviamente].
né sto dicendo che la violenza sia bene che si traduca in molotov -parlavo di violenza non necessariamente agita-,
insomma non sto dicendo che la violenza vada liberamente espressa -si chiama civiltà Vs animalità-, ma
che credo poco al suo incanalamento programmatico


@johnny: come tutte le frasi di Flaubert è molto bella e molto falsa, anche perchè la divisione vita-lavoro mi pare pericolosissima

boliboop ha detto...

Secondo me è invece una buona sintesi orientale-occidentale, perché anziché negare ogni passione/pulsione/violenza (tendenza orientale) e anziché negare ogni scampo dall'istinto violento (tendenza occidentale), si concentra sull'uso proprio del Fuoco che ognuno di noi ha dentro si sè. So di dire una banalità ma il fuoco può riscaldare una casa ma può anche incendiarla. Sta a noi decidere e ad esser bravi a gestirlo senza estinguerlo. Lo Zen tende proprio a questo, Nirvàna significa, tra l'altro, proprio estinzione, mentre Borghezio, sempre in sanscrito, significa proprio l'opposto. Ecco perché preferisco stare il più vicino possibile al Nirvàna.

Jonny ha detto...

senza h...senza H.....SENZAA HHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!
(la prossima volta, oltre a biastemare, comincerò a chiamarti francesco "borghezio" frisari).
Comunque ancora una volta sono d'accordo con boliboop, e aggiungo che secondo me Nevermind è il più bello.

fran-tes-to ha detto...

a me, scusa la lapidarietà, sembra tanto cattolicesimo progressista (brrrrrr), che è pure peggio di "lotta non violenta"

fran-tes-to ha detto...

unplugged in new york fa ancora più maledetti, però è vero nevermind è il più bello

ezio ha detto...

non credo "lotta non violenta" sia una contraddizione in termini; la lotta è analiticamente aggrevvisa ed in quel senso espressione di violenza. ma per fare violenza bisogna che qualcuno sia violato; ed in questo senso si può fare la lotta non violenta: una lotta che non violi, oggettificandole, le persone.