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05 giugno 2008

McCain vs Obama, ovvero Nonno Simpsons contro il dottor Hibbert

All'America si è chiusa la partita per la nomination democratica, Lei ha perso le primarie come na Rosy Bindi qualsiasi (ok, un po' più di voti, ma è il risultato che conta) e Lui si prepara al match quello vero. Ed allora qua tocca leggere lo scontro di novembre con le inoppugnabili e decisive categorie della più raffinata, e continuativa, analisi sociologica dell'America: I Simpsons.

Ed allora non c'è scampo, McCain vs Obama nei termini dei Simpsons non è altro che Nonno Simpson vs il dottor Julius Hibbert.

















Nonno Simspon, come Nonno McCain, non fa altro che rifugiarsi nel suo ipotetico passato mitico, ovvero quello che li ha visti combattere, Abraham nella seconda guerra mondiale e John in Vietnam con relativa prigionia. Condividono entrambi una spiccata attitudine all'irosità e un brutto carattere, entrambi si addormentano spesso e di botto e cadono in stati confusionari e contradditori (McC è famoso per aver votato nei suoi anni al parlamento tutto ed il contrario di tutto), e soprattutto sono vecchi e tutti stanno lì a dirgli «guarda che sei vecchio», «c'hai na pessima salute», ché in loro presenza pare non si riesca a parlare d'altro.



Obama e Hibbert invece sono due black guys affermati, provenienza dal mondo delle professioni, avvocato l'uno e medico l'altro, insomma upper class afroamericana, entrambi con sofisticata black wife accanto -somiglianti non a caso anch'esse fra loro - e un po' di pargoli, tutti e due giovini ma non troppo e con sorriso smagliante, che Hibbert adopera nevroticamente anche per le pessime notizie, il che mi pare estremamente coincidente con la strategia di Barack.
Se poi qualcheduno dotato di buona memoria ed adeguata cultura simpsoniana, stesse qui pensando «Ma come, sto tizio del blog col nome stupido è rincoglionito, non si ricorda la puntata in cui fanno vedere che il dr Julius Hibbert fa parte del Partito Repubblicano di Springfield?», beh, sinceramente non potrei che replicare «appunto».

UPDATE: come Alex mi fa giustamente notare sia Hibbert che Nonno Simpson fanno parte dei Tagliapietre (sorta di massoni di Springfield). E direi che ci vuole dunque un altro «appunto!».

08 maggio 2008

She's over...

Nel giorno in cui il mio paese viene ferito dall’ennesima lista berlusconiana (quella col Ministero della semplificazione mentale), un’altra brutta notizia arriva da oltreoceano.
She’s over! Hillary non ce l’ha fatta a rimettersi in carreggiata e ormai non ha praticamente più speranze di ottenere la nomination democratica.
Non mi permetto di fare analisi ma quello che è sotto gli occhi di tutti è che le si aprono due strade: continuare la lotta o accettare la vicepresidenza.
Dato l’arcaico sistema elettorale americano (che sembra la parodia di una canzone degli ABBA) Hillary è, senza ombra di dubbio, avvantaggiata rispetto ad Obama nello scontro con McCain, avendo in tasca California, Florida, Ohio e Pennsylvania.
Inutile dire che nello scontro fra l’insopportabile giovane bacchettone e il vecchio pazzo neocon, ci toccherà sperare in Obama, ma la strada sarà più ardua del previsto.
Il punto è che se Hillary sarà al suo fianco come candidata alla vicepresidenza, per Obama sarà tutto più semplice, ma per lei, non più giovanissima, legare le sorti ad un ragazzetto inesperto di buone speranze sarebbe disastroso nel bene e nel male. Se lui farà bene, lei sarà in ombra. Se lui farà male crolleranno insieme.
L’alterativa sarebbe farsi da parte e aspettare il cadavere del suo nemico. Se Obama perdesse le elezioni nazionali tra 4 anni la Clinton trionferebbe senza problemi e avrebbe ancora speranze.
Il dilemma è questo: sperare di consegnare l’arsenale nucleare americano nelle mani di McCain, per poi riprenderselo tra quattro anni, oppure mettersi disciplinatamente in fila dietro l’insopportabile novellino (profeta alla Tremonti del protezionismo cristiano) e tornare a giocare il ruolo da comprimaria alla Casa bianca evitando al mondo, dopo 8 interminabili anni bushiani, 4 (o peggio 8) anni con alla guida degli Stati Uniti un infelice misto tra Sarkozy e il dottor Stranamore?

10 novembre 2007

Aridaje! O forse no

Pare che la signora Hillary Clinton rischi di perdere la presidenza per una donna, sì, anche lei. La donna suo possibile futuro danno sarebbe Huma Abedin, che, come riporta la Stampa, si dice in giro sia la sua amante; alcuni giornali statunitensi riportano fonti, anonime of course, interne allo stesso staff Clinton, e detto da loro -i giornali americani- sembra quasi credibile.

Che poi alla forza ed alla diffusione di questo pettegolezzo contribusice il fascinoso mistero della collaboratrice della Clinton; vera e propria Mistery Woman, come la definisce in un lungo articolo the Observer: dall'età imprecisata (32 in realtà), origini sparse per il mondo (indo-pakistane pare, ma con solida crescita nella solida america del Michigan), bellezza sconcertante che abbaglierebbe chiunque sia a portata di sguardo od anche solo di immaginazione; sempre nell'articolo dell'Observer senatori americani si chiedono ammirati se la si possa considerare semplicemente umana e ricordano e menzionano sue virtù carismatiche e taumaturgiche; per dirne una, pare non sudi la ragazza, nemmeno in giugno, nei mezzogiorno assolati di Buffalo duranti interminabili comizi della capa cui pare induca fiducia e sicurezza come pochi, e di cui districa e dispone ogni movimento, letteralmente, tanto da esserne quello che in gergo si chiama "body person", un'assistente che gestisce dalle strette di mano e baci di bimbi, che non mancano ad ogni politicare, fino alle questioni del medioriente. Insomma dai ritratti trovati online la signorina Huma Abedin (pare sia single, seppur forse dotata di qualche figlio, di chi?, ma del mistero, come lei d'altronde) emerge come una vera e propria figura mitologica, un po' Medusa, fattucchiera, principessa orientale salda e saggia ma dalla bellezza trafiggi-animi, sfinge silente ma che evidentemente molto sa ma non si lascia sapere; come a dire che tanto noi uomini e donne siamo sempre là, attorno agli stessi altari e soggetti agli stessi incanti.

Comunque, pur in quello che all'apparenza sembra costituirsi come un eterno ritorno dell'identico, bisogna dire che la signora Clinton, a differenza del marito e della scialba Monica L, nel caso darebbe prova di gusti decisamente raffinati e selettivi; che poi una presidente donna e lesbica o bisex sarebbero un paio di notevoli rivoluzioni in una. Peccato che nello specifico non stimi affatto questa donna.