-
Dicono in giro, anzi, lo dice la blogosfera stessa, che per l’ennesima volta è morto il blog, questa volta pare per davvero, come ogni volta. E questo blog allora finalmente esce da un equivoco. Si credeva vivo, vivacchiante, o al massimo morente, e invece era ed è morto, deceduto e trapassato, quindi può finalmente tornare alla vita, alla parola e ai post dopo un anno e molto più, solo che alla vita nella morte.
Insomma questo blog ricomincia da qui, dal suo essere zombie, un non blog - uno zlog? un blombie? fate voi. Supera così l’idea, che l’aveva avvizzito e azzittito, di dover dire qualcosa, di doversi esprimere, riferirsi a fatti, parole opere e opinioni, di dover essere un blog. Invece ora che il cazzeggio si è trasferito altrove -nel mio caso su friendfeed e su tumblr-, e che i contenuti son morti, sepolti forse, questo blog può uscire dalla sua tomba, ritornare sbrindellato, coperto di terriccio, sfavillante e putrescente insieme, ripetendo delle frasi idiote, senza volontà alcuna, e scoprire che al fondo di tutto, della bloggosità, del diarismo, c’è il diarismo stesso, non c’è contenuto né cazzeggio, ma pura e vuota referenzialità, esistenza da morti. Questo stesso post, questa desurrezione, altro non è che una purissima forma distillata di blog, un concentrato di niente, del dire che esistiamo -esisto- perché siamo morti. Partecipate e gioite rumorosi e numerosi. Ci si rivede da queste parti, con maggiore costanza di quanto la vita permettesse.
*l’io scrivente si scusa, ma non sa se questo stesso termine che gli si riferisce -"io"- denoti il blog stesso, l’autore di cotanto post, o un’altrettanta entità fittizia -insomma lo scrivente si scusa, ma non sa chi è.
Visualizzazione post con etichetta morte dei blog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morte dei blog. Mostra tutti i post
Iscriviti a:
Post (Atom)