21 aprile 2008

tempi cupi

mica per fare terrorismo psicologico, che qui all'Italia (o alitalia) sono altre sicuramente le nubi scure che si presentano all'orizzonte, però in giro si inizia già parlare del prossimo sciopero degli attori americani. Tanto per dire, la stagione 5 di lost sarebbe così a rischio. Tempi cupi davvero.

Cioè

Cioè, alla fine, quello che ci porta l'iPhone in Italia è mr. "Napoletone ha vinto a Waterloo", e non fate quelle facce da senso critico.

città elettorale

in una passeggiata tardo-mattutina da piazza San Giovanni fino a piazza della Repubblica, qui a Roma, ho avuto modo di vedere una quindicina di manifesti pro Alemanno, ed uno solo per Rutelli, che era anche bello complicato fra l'altro, ché era uno di quelli in cui il tal candidato ringrazia per i voti ricevuti ed invita a votare al ballottaggio, insomma troppo piccole le varie parole che eran troppe e nessuna foto del bello guaglione. In più mr Alemanno aveva anche messo un gazebo -io li odio- davanti a S. Maria Maggiore, con tanto di bandiere e foto.

Non ho ancora capito se questo apparente disimpegnarsi dal coprire le mura romane da parte di Rutelli sia un buon segno o no. Speriamo bene.

15 aprile 2008

solo per dirne una: in Emilia Romagna (E-m-i-l-i-a R-o-m-a-g-n-a) la Sinistra Arcobaleno ha preso alla camera il 3%, ovvero 84.000 voti; la Lega il 7,77, 217.00 voti. Nel 2006 Rifondazione+Verdi+Comunisti erano al 10,06 per un totale di 293.000 voti, la Lega aveva il 3,92 con 115.000 voti.
La listi Uniti nell'Ulivo alla camera aveva preso il 31,3%, ora il Pd ha il 33,17%. La differenza è di 1.87 punti percentuali. Se aggiungiamo che ora il Pd ha con sè anche i radicali, che nel 2006 insieme ai socialisti come Rosa nel pugno presero il 2,6%, ed attribuendo anche solo un punto di questa ai radicali, il dati da comparare diventano 32,3 nel 2006 e 33,17 nel 2008. L'effetto Pd vale 0,87 punti percentuali, ovvero trecento mila (300.000) voti.

UPDATE: Bettini ha detto al tg3 che sono andati molto avanti rispetto alla somma dei due partiti!!!!!
Vi ricordate quando Diliberto (che in queste ore è nascosto non si sa dove) voleva portare qui in Italia la mummia di Lenin? Beh, ora ne abbiamo la prova, lui e gli altri volevano compagnia.
il reale programma del leader più atteso nelle afriche mediterranee ed equatoriali, ma anche subequatoriali: l'importante è partecipare (Guzzanti l'aveva capito anni fa)
W, prendi tutto e vai in Africa, mo', di corsa, e già che ci sei portatene dietro un po'

13 aprile 2008

voto sinistro

«Chiunque vincerà io perderò»
Gattostanco via Phonk.

E' la terza volta che voto alle politiche, e per la prima volta so che comunque vada al massimo si limitano i danni (intendiamoci, il danno Berlusconi sarebbe catastrofico, quindi mi disgiungo al Senato qui nel Lazio), e che la vittoria non è nel novero delle possibilità logiche (voto Sinistra Arcobaleno, tappi nel naso e pure nelle orecchie). Insomma, dopo due elezioni soffuse di timide speranze unitarie ed uliviste, oggi, nell'urna, in onore alle vecchie tradizioni, proverò finalmente che vuol dire essere di sinistra in questo paese

E pensare che, come potete leggere qui sotto, per i Romani "sinistro" aveva un'accezione positiva, augurale, mentre dai dannati Greci in poi è nata quest'aura catastrofica, infelice, di sciagura annunciata (credo fosse Foucalt che invitava le varie sinistre, quella italiana in particolare, a trovare un'altra parola per se stesse di modo da dissociarsi dall'aggettivo sinistro)

12 aprile 2008

«scusi, lei è povero?»

Nella mia vita non ho mai incontrato nessuno che si definisse “povero”, o più dickensianamente mi dicesse ad un certo punto del discorso una roba del tipo “vengo da una famiglia povera”. Va bene, in realtà nessuno tranne i mendicanti ed i loro cartelli. Che non sono pochi e mi scuso della nessuneità attribuitagli. Comunque tolti loro non ho incontrato nessuno che si definisse tale, né adoperasse altri sinonimi come “indigente, incapiente, bisognoso...”, insomma nessuno che si iscrivesse esplicitamente in questa famiglia semantica. Ed effettivamente l’avesse fatto, questo “nessuno” che nel caso ora supposto diventa inevitabilmente un “qualcuno”, me ne sarei stranito, ché forse davvero la parola oramai è d’uso solo per tentativi di muoverci a pietà e richieste d’oboli, dei lavavetri come dei maxiconcertoni. Ho chiesto in giro, e tranne due eccezioni, tutti mi hanno confermato di come la parola, l’aggettivo, manchi dallo spazio sonoro quotidiano, vissuto. E non è che io frequenti solo “ricchi”, anzi praticamente non ne conosco, e nemmeno solo classe media -cui appartengo-, insomma, come tanti conosco, frequento, sono amico di gente che è precaria a due lire due, che è figlia di operai o insegnanti delle superiori -che tanto poco ci manca- ed anch’io, senza la famosa famiglia alle spalle, sarei in grossi guai economici. Pensavo a questa mia poca familiarità vissuta con questo termine, anzi con l’aggettivo, di contro a quanto in questi giorni, ma non solo, sui giornali si parla spesso del sostantivo, della “povertà” diffusa fra noi italiani («“vecchietti” che rubano nei supermercati», «difficoltà della quarta settimana, anzi terza»). D’altronde, oltre ai quotidiani che tirano in ballo Istat, Censis e Caritas, l’impoverimento generale è visibile ovunque, oltre che percepibile direttamente dagli spazi vuoti e dalle voragini che si trovano nelle proprie tasche, e non è che non si parli di soldi fra amici, conoscenti e quasi-estranei, che oltre il tempo e le prestazioni calcistiche, il “caro-euro” è una garanzia del discorso meccanico e automatico. Eppure, ripeto, di qualcuno che si definisca “povero” neanche l’ombra; senza una lira, non ricco, con debiti, che non può venire al cinema perché non se lo può permettere sì, ma povero mai.

Certo, per capire perché non ci si riconosce più in questa parola, qui ci vorrebbe una definizione di "povero", il che è una cosa complicatissima, e dire che è qualcuno che non arriva a fine mese non basta, ché un conto è il fine mese di un ruandese un conto di un italiano, poi si può arrivare a fine mese a stento per pagare un mutuo di una casa di 300 mq in pieno centro e la benzina per il Suv, o in affitto in periferia tagliando pure sui viveri. E forse questa confusione è indicativa di come stiamo perdendo una categoria importante nella sua semplicità, che descrive e soprattutto caratterizza il mondo in maniera decisiva, che rimanda a quella necessaria conflittualità fra ricchi e poveri che c’è da quando esiste la narrazione umana e quindi la civiltà. Per inciso, forse una dei grandi meriti della sinistra, comunista e non solo, era stata l’aver tirato fuori una nuova parola, “proletario” o “classe lavoratrice”, quasi coestensiva a “povero” ma che toglieva fuori, chi ci si riconosceva, da questa strana atmosfera peggiorativa che da un po' ha, stupidamente, iniziato a circondare il termine. Il "povero" rimanda, rimandava forse, in parte alle favole, così come ad un’Italia contadina e affabulatoria che di esse si nutriva - e lì c’era ancora qualcosa di essenziale e centrale, la rabbia ma anche un saper vivere-; da qualche decennio invece fa pensare all’Africa, al terzo mondo in genere, ad i “paesi poveri”, baracche e quant’altro, od ai pezzi di terzo mondo che sono qui da noi, come i mendicanti, i lavavetri, insomma agli altri, a quelli fuori dal gioco, che evidentemente il gioco del consumo, dei centri commerciali in cui ci sono tutte le classi sociali, non ammette poveri, e d’altronde è sempre più difficile usare questa categoria quando con 30 euro vai a Londra (i poveri non fanno i turisti, nemmeno low cost, al massimo i viandanti col fagotto o gli emigranti). Si parla di spesso “soglia di povertà” e non si capisce più se la si è attraversata o meno, quanto sia davvero vicina, perché comunque si parla sempre di povertà in generale o di poveri che son altri e distanti, anche semplicemente fuori dal finestrino della macchina. Attenzione però a non guardarsi nello specchietto retrovisore.

01 aprile 2008

Chiarimenti sul voto utile al Senato

ricevo e pubblico dall'amico Massimo, fra i collaboratori di questo blog che però ha perso la password, questa analisi puntuale delle nostre future sventure berlusconiane e delle decisioni più utili ad evitarle. una delle cose più interessanti che spiega è che in alcuni regioni il voto alla Sinistra arcobaleno toglierebbe comunque seggi al centrodestra, anzi sarà addirittura fondamentale che al Senato superi lo sbarramento. In altre, come nel mio caso del Lazio, invece non c'è scampo,tocca votare PD.

Partito democratico o Sinistra Arcobaleno?
Chiarimenti sul voto utile al Senato

La legge elettorale con cui ci accingiamo a votare è deprecabile sotto tutti i possibili punti di vista. Uno di questi è il perverso meccanismo degli irrazionali calcoli legati alla prefigurazione dei possibili esiti nella composizione del futuro Senato; ultima speranza per frenare l’ennesima ascesa di Berlusconi e dei suoi al governo di questo paese. Se, sondaggi alla mano, alla Camera non ci sono speranze; al Senato si possono ancora fare considerazioni strategiche. Non entro nel merito nel concetto di voto utile, ma mi limito a descrivere tecnicamente il risvolto, nei diversi casi, del voto per il Partito democratico o per la Sinistra Arcobaleno.

L’ipotesi teorica prevede, fisso il numero dei voti della coalizione berlusconiana, l’analisi dell’incidenza, regione per regione dell’alternativa fra le due diverse opzioni di voto.
In altre parole uso qui il termine “utile” con il significato di “atto a sottrarre seggi alla coalizione berlusconiana”; senza nessun’altra connotazione politica.
Solo le liste sopra l’8% accederanno alla ripartizione dei voti. Il raggiungimento di tale soglia, affatto scontato, da parte della Sinistra Arcobaleno in alcune regioni è utile, in altre indifferente e in altre ancora dannoso.
Il tutto, infatti, sarà deciso da quella che è stata definita la lotteria dei premi di maggioranza regionali. Le regioni prese in considerazione sono 17 perché il meccanismo del premio di maggioranza non esiste per Valle d’Aosta, Trentino – Alto Adige, Molise e per il Collegio estero.

Regioni in bilico: Abruzzo, Calabria, Friuli, Lazio, Liguria, Sardegna
Per mettere a repentaglio la maggioranza Berlusconiana, è necessario, in queste regioni, che la coalizione di centro – sinistra (Pd + Di Pietro) prenda almeno un voto in più della coalizione di centro – destra (Pdl + Lega + Mpa). Nella nostra accezione di utile, quindi, in questi casi sarebbe opportuno votare per il Partito democratico.

Regioni “rosse”: Basilicata, Emilia, Marche, Toscane, Umbria
In queste regioni, presumibilmente, la coalizione guidata dal Pd si aggiudicherà il premio di maggioranza (pari al 55% dei seggi) con facilità. Il restante 45% sarà diviso fra le altre liste con una percentuale di voti maggiore all’8%. Se la Sinistra Arcobaleno raggiungesse tale soglia sottrarrebbe seggi al centro – destra.

Regioni perse: Campania, Piemonte, Puglia, Sicilia
In queste regioni è molto improbabile che il Pd raggiunga un numero di voti maggiori rispetto alla coalizione berlusconiana. Sarà quest’ultima ad accedere al premio di maggioranza; mentre le restanti liste si spartiranno il 45% dei seggi. Al fine di determinare i seggi spettanti al centro – destra è, dunque, ininfluente se la SA raggiunga o meno la soglia di sbarramento; in tale eventualità, infatti i seggi sarebbero sottratti al Pd.

Lombardo – Veneto
: Lombardia, Veneto
In queste due regioni la vittoria della coalizione fra il Pdl e la Lega supererà, probabilmente, la quota di seggi che si otterrebbero con il premio di maggioranza. La ripartizione fra le liste, che avranno superato la soglia dell’8%, sarà, allora, calcolata su base proporzionale. È, in questo caso, fondamentale (data anche la grandezza delle regioni) che la Sinistra Arcobaleno superi l’8% dei voti; in tal caso, infatti, i seggi guadagnati sarebbero sottratti in proporzione alle liste maggiori, prima fra tutte quella del Pdl.

28 marzo 2008

Le trappole delle parole: licenziamenti, non esuberi

«Il linguaggio ha pronte per tutti le stesse trappole:
la straordinaria rete di strade sbagliate ben tenute.
Così vediamo una persona dopo l'altra percorrere le stesse strade
e già sappiamo dove uno girerà, dove proseguirà dritto
senza notare la deviazione, ecc. ecc


Ludwig Wittgenstein
Gli ani '60 e '70 son passati, ahinoi secondo alcuni addirittura trapassati e remoti, comunque, a prescindere dalla modalità temporale che ci lega loro qualcosa ci hanno insegnato, roba del tipo che il linguaggio, le parole, son politica, dato che politico è il dar forma al mondo od a qualunque cosa ci sia fuori dalla nostra testa. E la realtà là fuori ha il vizio di darsi parecchio da fare, e qui come al solito la si rincorre, ad esempio in Alitalia si mettono sulla strada 2100 persone e da più parti, perfino progressiste, si parla di ESUBERI, termine che gira da un po' al posto dell'evidentemente più sgradevole "licenziamenti". "Esuberi" propone effettivamente enormi vantaggi, innanzitutto è un termine che connota come una situazione di fatto, come un eccesso, un'escrescenza naturale, un surplus ed inutilità della realtà stessa, delle persone coinvolte che sono esse stesse "esuberi", quella che invece è, comunque la si veda, un'azione, ovvero il licenziamento (termine derivato da un verbo) che non è uno stato di cose ma una decisione umana che quindi ha responsabili (buoni o cattivi che siano). Questo termine prettamente burocratico ha la genialità della burocrazia che come sempre nega sé stessa liddove si impone nel nascondimento linguistico, apre infatti uno spazio di non responsabilità oggettivando quello che invece è un agire che, pur avendo (speriamo) legami con la realtà, è discrezionale, contestabile, e soprattutto è di qualcuno, da parte di qualcuno, qualcuno -la dirigenza - che vuole qui mostrarsi semplicemente costretto e non più decisivo. Inoltre, e mi si perdoni forse il facile scivolamento semantico, "esuberi" rimanda all'esuberanza giovanile, un traboccare di vitalità e anche scalmanìo di voci, di urla, insomma si riducono i 2100 lavoratori a dei giovinotti che vanno con mano ferma ma tranquilli ricondotti a più miti consigli, all'età adulta e sensata (quella della realtà oggettiva, che impone appunto, più che quella della decisione paterna), ché tanto loro son giovani, son esuberi, e che vorrano mai capire adesso? poi si renderanno conto...

27 marzo 2008

Elogio della cassetta, e suo pallido recupero nostalgico



Le audio-cassette sono ormai dei reperti, esaurite e fuori produzione, il che nel mondo d'oggi dì vuol dire essere fuori dal mondo d'oggi dì e sicuramente anche da quello dei giorni a venire. Così come sono scomparsi o quasi mangia-nastri portatili prima, walkman poi e così tutti gli altri amabili riproduttori di questo primo strumento di liberazione musicale, ché "farsi una cassetta" era uno dei momenti mistici di quella cosa che gli altri ti chiamano adolescenza ma tu nel mentre sai solo che suona forte e c'ha bisogno di una colonna sonora fluida ma costante. E così costruisci quegli strani pezzetti di te in metropolitana aggrappato ad appigli precari come ipotesi metafisiche, ma ti reggi cantando su una cassetta molto lo-fi che ti assorbe, ti accompagna, ti esalta e ti àncora dove sei, solo per scoprire che non sei lì in metro ma altrove, potenza della vera musica che realmente e fisicamente si consuma. Poi un giorno scopri addirittura che gli stereo c'hanno degli automatismi per catturarla dai Cd e metterla in quelle due bobine dentate che non puoi fare a meno di stuzzicare, e allora ti metti lì e ne fai -homo faber musicae suae- a decine di cassette. La miscela e la chimica dell'accostamento sonoro si spalanca per te, per gli amici, per quelle che ti piacciono -ché oramai le ciocche di capelli né si danno più né si chiedono in pegno-, con quel gusto fra la libertà e l'irrevocabilità della scelta (c'avete mai provato a sopraincidere un solo singolo pezzo sopra un altro, non troncando nessuno degli altri? beh, rientra fra i lavori iper-usuranti oltre che folli). Insomma, questo passaggio rituale della nostra vita che educava e spalancava la scelta, l'individuazione e le sue conseguenze, attraverso uno scartoccìo di plastica, alcuni tasti da premere con destrezza e sincronicità e la precisione amanuense del vergar nomi di persone, città, e canzoni in spazi ristretti, ebbene tutto questo oramai non c'è più. Ed internet, che delle nostre nostalgie si alimenta, dalle canzoni dei cartoni animati ad i vecchi spot, ci dà questo surrogato che ci riporta ad i giorni passati, ma è solo una "playlist", non c'è nastro, non c'è quasi intoppo, ma almeno c'è la musica, spingete pure PLAY.

26 marzo 2008

Politica italiana, et similia

tratte dal sito fratello, discarica di questo blog, alias arte-fatti - che si invita nuovamente e spudoratamente a visitare ed a registrarne il feed che segnala i nuovi post -alcune dimostrazioni della valenza politica italica, e di come tutto il mondo sia da questo punto di vista (bel)paese, insomma un bell'elenco di se-non-realtà d'opposizione e di governo:

- Moccia spiega l'amore dei gggiovani per Berlusconi: "In lui vedono una figura paterna"

- "Rutelli, linea dura sui romeni, non sarò buono con quelli cattivi", il sofisticato linguaggio politico delle itale genti

- In Russia nasce il partito delle bionde, anche per quelle che lo sono solo "dentro"

- Il leader inglese conservatore David Cameron ha fra i suoi eroi ambientalisti Keeley Hazeel, una "topless model" del Sun

21 marzo 2008

Se ci si mettono pure i pirati

In uno dei siti "pirata" per scaricare mp3 che frequento -beninteso, a solo titolo di perditempo che ha già letto tutti i feed dei vari blog che segue, e che con la rassegna stampa di senato e camera si è annoiato molto, e poi repubblica.it è sempre uguale e lostpedia non l'hanno aggiornata, e che però non vuole saperne di alzarsi dal computer e vivere un po' di vita vera-, ho appena trovato Meno Male Che Silvio C'è, l'inno che un tizio con problemi seri di costipazione ha elevato non ad i tanti Silvi che hanno fatto grande questo paese, un Pellico, un Piola, anche un Orlando, un Soldini o perfino un Sircana, ma con grande scarsità di spirito -che deve essere connessa a quella della voce- all'intestario della tessera P2 1816. Il signor Silvio, commosso, ahi noi l'ha ripreso ed usato come tappeto sonoro in varie tappe della campagna elettorale, anche se stranamente non l'ha incluso nel Kit del candidato.

Il forum di scaricatori suddetto ha reagito con comprensibili improperi e parolacce all'accaduto, con grande tensioni che sintetizzavano questi ultimi 15 anni di politica -«ladro/fascista» vs «comunisti, il capo è il migliore, bello, alto e pieno di soldi»-, e più moderati inviti a tenere fuori la politica (sempre che a ciò pertenga l'incessante incensamento del capo del brano menzionato, e non rimandi invece a branche della psichiatria, forse quella criminale) dalle pratiche sanamente illegali che lì si svolgono.

A parte questi vari segnali della fine del mondo -la canzone in sè, la sua diffusione da parte della comunità piratesca italiana, ché i pirati col potere e le sue glorificazioni ci hanno sempre combattuto- un altro ne è emerso. Andando sul sito che si chiama come la canzone si scopre infatti che il suddetto tizio costipato, autore di un plagio peraltro, vende il Cd con il singolo pezzo + una comoda maglietta azzurra, ovviamente, e con il logo della canzone su sfondo cielo di windows/forza italia, il tutto a comodi 15 euro -quasi capisco i pirati berlusconiani, quasi. Oltre a ciò sono disponibili, sempre marchiate dallo Slogan, una cravatta e, sublime ironia, una bandana.

20 marzo 2008

Ah, ecco!


Scoppiettante intervista di Tremonti, ed i conti, almeno quelli umani, finalmente tornano (!):

Ho fatto le notti chiuso in un armadio, con un anziano che studiava (di solito in collegio si studiava di notte fino all’alba) e ogni mezz’ora una sveglia mi obbligava a simulare il bollettino dei naviganti, scandendo il segnale orario. Se non lo facevo erano botte.

Copiavo. Soprattutto matematica. E facevo copiare. Campavo di scambi. Ne avevo bisogno. Due anni ho avuto esami a ottobre

Nella mia vita non ho mai incontrato un gay scemo, mentre ho incontrato tanti altri assolutamente cretini fuori del mondo gay.

Poi rivela il suo entusiasmo per Laura Pausini («L’ho conosciuta a Che tempo che fa, e dopo l’ho sentita cantare: è fantastica»). E di Madonna dice: «È un mito ».

07 marzo 2008

Il pianto di Berlin

They're taking her children away
Because they said she was not a good mother
They're taking her children away
Because she was making it with sisters and brothers
And everyone else, all of the others
Like cheap officers who would
Stand there and flirt in front of me

Lou Reed, The Kids


C'era una storia, una storia di leggende e invenzioni, che era da un po' che volevo raccontare, in realtà la storia è già là, fra le pieghe della rete (che cosa non c'è ?), ma mi andava di metterla qui, insomma i blog sono regni dell'effimero e del già visto ma è pur sempre il mio effimero (da ephemeros, che dura un giorno, come ogni diario -log- o quotidiano che si rispetti o dispregi).

Per arrivare al dunque, c'è un notevole e bellissimo album di Lou Reed, su cui mr. vicious è ritornato recentemente per proporlo finalmente live, un concept, uno dei primi della storia del rock, che eravamo -erano- nel '73, e che si chiamava e si chiama Berlin e che dopo le gioie della vita dissoluta e bohemien di Transformer (quello di Perfect Day, di Walk on the wild side, di Vicious) canta la tremenda vicenda -brechtiana è un aggettivo da molti adoperato- di un rapporto di droga e sfruttamento, prostituzione e disperazione, fra due giovani nella Berlino anni 60-70. Una roba tosta, all'epoca non molto apprezzata proprio perchè sottolineava troppo il dark side (che è dello stesso anno non a caso) di quegli anni eccezionali, con i suoi bellissimi arrangiamenti orchestrali -ci suonano dei musicisti incredibili- e la struttura quasi operistica che coinvolge i due protagonisti, le loro vicende, ed i loro bambini.

E qui arriviamo al dunque del dunque, c'è una canzone infatti, in cui probabilmente è lui a parlare, che racconta di come assistenti sociali o roba simile portino via a lei i suoi bambini. E lui commenta, tra il distacco e lo stordimento «But since she lost her daughter/Its her eyes that fill with water/And I am much happier this way». Il produttore, Bob Ezrin (quello che poi farà The Wall dei Pink Floyd, tanto per capirci), per aggiungere pathos e dramma a questa canzone straziante, inserì delle grida disperate di un bimbo decisamente piccolo, che si contorce dal dolore e piange urlando "Mommy...mommy" per una trentina di secondi impressionanti. E qui le leggende: i pianti sono così realistici, veri, che da anni girano varie versioni, la prima vorrebbe che Ezrin, in un momento di crudele cattiveria artistica, e di poca lucidità a causa delle droghe che lui stesso ricorda abbiano dominato quel periodo, abbia detto a suo figlio, con i microfoni pronti, che la madre era morta. Proprio oggi su Repubblica, in un'intervista ad Ernesto Assante mr Bob Ezrin smentisce questa versione -ecco il perchè del post. La seconda versione, un po' meno infame per il povero bimbo, vuole che la madre fosse fuori dello studio, con il piccolo chiuso dentro che implorava di raggiungerla. La terza versione, quella che 'preferisco', che mi fa più paura, e che forse proprio Ezrin conferma oggi, sostiene che semplicemete Ezrin chiese al figlio di piangere, ed il bambino si fece tanto prendere dal tutto che ci vollero ore per calmarlo, così preso nel suo strazio -son leggende, quindi alle volte è mezz'ora, alle volte tutta una giornata-, insomma disarmante potenza della finzione, ma soprattutto la forza enorme del gesto -non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo diceva lo psicologo William James. Nelle parole di Ezrin c'è perlomeno un vago senso di tutto questo, e questa terza possibilità getta per me una luce opaca e inquietante su quanto oggi afferma a Repubblica«il pianto è di mio figlio Joshua, al quale chiesi di caricare al massimo la sua 'interpretazione'. E lui lo fece con molto impegno»

vabbè, dopo tante ciarle, andando nel tumblr/discarica di questo blog vi potere sentire la canzone, che è meglio.

06 marzo 2008

la teoria delle stringhe






«per i laici la vita ha un valore assoluto, invece per i credenti ha un valore relativo perchè appartiene a Dio e dopo gliela devi ridà» «pro life e pure pro-after life» «lascia perde se crediamo o non crediamo, stamo a fa' un lavoro preciso noi... ingerenza poi non c'è, manco sapevo che vol dì ingerenza, pensavo che venisse da ingerì, magnà, pensavo "ci sarà una polemica sul fatto che se magnamo i soldi dell'ici dell'otto per mille"». «ma che pensi che noi venimo dalla montagna del sapone? che non viviamo nel 21° secolo? che non li leggiamo i libri, i giornali, che non vediamo discovery channel? A Serè ma tu la teoria vera dell'universo sai qual'è, quella vera, ce stanno le equazioni, la M-theory, l'evoluzione della teoria delle stringhe degli anni'70, non è che io ce credo, è la realtà, ce stanno le equazioni»

In questa epoca di campagne elettorali, di conquiste del nord, del sud, del centro che si fa destra e sinistra e accentra di se tutte le bandiere, pure Calearo, alla fin fine ho capito che c'è un solo uomo in cui credo, a cui affiderei tutto, l'unico vero comico e rivoluzionario -altro che Grillo- per cui non solo scenderei in piazza, ma addirittura prenderei le armi... e bagagli (e che vi credevate?) e lo seguirei in capo al mondo. Peccato che sia davvero troppo intelligente e bravo per chiederci qualcosa del genere.