29 agosto 2008

Coldest State, Hottest Governor


Scommetto 500 euro che dietro la scelta di Sarah Palin per la corsa alla vicepresidenza degli Stati Uniti c’è Karl Rove. Si parla troppo di lui in questi giorni per non avere il sospetto che ci sia la sua mano dietro questa mossa geniale di McCain.
Lieberman era troppo a sinistra. Sarebbe stata una buona mossa per conquistare gli indipendenti e i sostenitori delusi di Hillary, tra cui molte donne; ma d’altro canto non piace agli evangelici del sud che non voterebbero mai per un convinto abortista.
Romney era troppo mormone. Pieno di soldi è vero, ma si tratta del grande sconfitto delle primarie, un po’ come se Obama avesse scelto Hillary.
Pawlenty troppo anonimo. Governatore di uno stato tradizionalmente democratico, i cui voti avrebbero fatto comodo ma non sarebbero stati sufficienti. Una scelta al ribasso.
Inutile continuare con la lista perché si è materializzato il candidato perfetto:
donna giovane, pronta a strappare i voti delle hillariane deluse; madre di cinque figli, l’ultimo down (non ha abortito come non ha mancato di ricordarci Ferrara), neo conservatrice di ferro, anti aborto, anti gay, a favore delle armi (è membro della National Rifle Association), è governatrice di uno stato piene di petrolio (e presiede l’Alaska Oil and Gas Conservation Commission); ma è anche ex reginetta di bellezza, tanto per marcare la distanza con il mondo femminista
Se ci dovessero essere ancora dubbi sul suo essere 100% conservative, ci tiene a precisare che ama mangiare gli hamburger di alce…
Se Dick Cheney, Crudelia De Mon e Mr Burns si fossero messi a tavolino non sarebbero stati in grado di inventare un candidato migliore.
E come se non bastasse McCain sembra urlare: “sono io il candidato anti establishment!”
Mentre Obama sceglie lo scafatissimo Biden e si fa incoronare dai Clinton e dai Kennedy, McCain sceglie una outsider infischiandosene dei consigli del partito.
Se un vecchietto mezzo pazzo vince le elezioni americane all’indomani della peggior presidenza da un secolo a questa parte, i democratici faranno una colossale figuraccia, tanto da far impallidire i democratici nostrani… e ce ne vuole.
Mi sa che ci vediamo nel 2012 con McCain quasi ottantenne che sfida Hillary Clinton.
Non so se ridere o piangere.

25 luglio 2008

Stato d'emergenza nazionale


65 anni fa si concludeva la tragica esperienza dell'Italia fascista.

Oggi il governo italiano, che raccoglie post fascisti, affaristi, regionalisti xenofobi e vari altri loschi figuri, decreta lo stato di emergenza sull’intero territorio nazionale, per una calamità che non esiste.
Se non fossi stato chiaro, non sussiste in Italia alcuna emergenza relativa all’immigrazione che giustifichi leggi straordinarie; non esiste alcuna ragionevole prova a sostegno di tale tesi.
Sfido chiunque a provare il contrario!
La storia del ‘900 ci ha insegnato che tutte le dittature sono iniziate con un qualsivoglia stato d’emergenza e si sono concluse solo con la restaurazione dello stato di diritto.

Il governo italiano, in questi mesi di attività, ci ha dimostrato che:
- il Presidente del Consiglio dei ministri non deve sottostare alle leggi della Repubblica (il “lodo Alfano” viola il principio di “eguaglianza di fronte alla legge” di tutti i cittadini);
- è lecito indagare su qualsivoglia cittadino senza che questi sia indiziato di alcun reato (la delirante proposta di raccogliere le impronte digitali viola il “principio di offensività” del diritto penale);
- è possibile introdurre leggi straordinarie rivolte a gruppi etnici (i provvedimenti contro i rom introducono discriminazioni razziali nell’ordinamento);
- il governo può sospendere, per decreto, intere classi di processi (la “blocca processi” viola il principio di “obbligatorietà dell’azione penale”);
- è prassi normale inasprire le pene relative ai reati di strada, mitigando al contempo quelle riguardanti i reati dei “colletti bianchi” (il “pacchetto sicurezza” è discriminatorio dal punto di vista sociale);
- si possono introdurre nell’ordinamento reati per i quali non è possibile stabilire se siano stati commessi prima o dopo l’entrata in vigore della legge che li istituisce (il “reato di immigrazione clandestina” viola il principio di "irretroattività del diritto penale”);
- l’esecutivo ha il diritto di intromettersi nelle attività della magistratura (i continui attacchi ai giudici minano “l’indipendenza della magistratura”);
- l’informazione (la cui indipendenza è già fortemente minacciata dalla concentrazione monopolista dei mezzi di comunicazione) può essere arbitrariamente minacciata (l’inasprimento delle pene contro i giornalisti che pubblicano intercettazioni telefoniche mina alle fondamenta la “libertà di stampa”);

Sicuramente ho dimenticato qualcosa. Tutti i principi fin qui espressi sono stati pensati dai costituenti (alcuni molto prima) per garantire i cittadini di fronte al rischio di esercizio arbitrario del potere.
Il tiranno è colui che governa nel proprio interesse e nel palese disprezzo della legge.
Decretare lo stato di emergenza nazionale è solo la ciliegina sulla torta della continua violazione delle nostre garanzie costituzionali.
Il tutto con il beneplacito dell’opposizioni; sembra che Veltroni non abbia mai letto (non dico Principia Iuris di Luigi Ferrajoli, ma neanche) 1984 di George Orwell.
Mi chiedo cosa debba ancora succedere perché il Presidente della Repubblica intervenga in difesa di ciò che resta dello Stato costituzionale di diritto.

Con poco ottimismo, lancio timidamente la proposta di spedire in Parlamento e al Quirinale copie di 1984, Fahrenheit 451, Il doppio stato” di Fraenkel, L’età dei diritti di Bobbio e chi più ne ha più ne metta.

24 luglio 2008

Ce l'ho anch'io

Adesso c'è l'ho anch'io un tumblr. Il boss, qui, mi rimproverava sempre di insozzare questo bel blog con disegnini infantili su pipe e freddure su intercettazioni himalayane, ed allora mi sono deciso ad aprire anch'io un tumblr. Uno come non fatti, ma artefatti, solo che il mio non è un tumblr. Spero non vi piaccia, antipatici!

22 luglio 2008

La storia si ripete sempre: la prima in tragedia, la seconda in farsa, la millesima in non si sa più cosa, forse in nulla

Ma pensa te, l'Umberto Bossi che impreca contro l'inno, che attacca la "patria", l'unità nazionale. Chi l'avrebbe mai detto, è davvero sconcertante oltre che inaspettato, son vent'anni che sta in politica, sulla ribalta e sui ribaltoni, ed era sempre stato così rispettoso, misurato, e poi di certo di 'ste cose non si era mai occupato, sempre lì a declamare versi di Orazio e ad occuparsi di apicoltura nel tempo libero, ed ora colto addirittura a fare gestacci. Capisco bene che l'intera politica italiana, a sinistra -nel Pd- come a destra, continui da due giorni a discutere preoccupata degli insulti del Bossi che ora l'è pure ministro - tacendo per carità di patria (!) quelli ai docenti che gli hanno bocciato il figliuolo*.

Immagino gli uffici politici -esistono ancora?- dei vari partiti -esistono ancora?- alleati o avversari dell'Umberto, tutti scandalizzati, tempestarsi l'un l'altro con telefonate di fuoco, scambi roventi che mettono in discussione lo stesso governo, la maggioranza che si divide su questa improvvisa uscita, l'opposizione che ritrova vigore e rigore e smette di rincorrere la propria ombra. Panico, preoccupazione, richieste di dimissioni, campagne stampa infuocate, difficili e faticosissimi tentativi di riconciliazione e mediazione squisitamente politca fra il Pdl e la Lega : è tutto intorno a noi, sta avvenendo in queste ore, forse non ci rendiamo conto della portata, ma c'è un enorme dramma politico in atto.

E che dire poi delle intercettazioni di Berlusconi alluse, eluse dagli interessati e profuse da molti giornali seppur senza virgolettato, in cui si rivelerebbero scandali sessuali, prestazioni (manco fossimo dal commercialista) in cambio di una parte in una fiction o nel consiglio dei ministri. Grande sconcerto anche qui, ché il personaggio si è sempre presentato nella sua assorta morigeratezza personale, in un contegno calvinista che mai, e dico mai, avrebbe fatto pensare a tale becera bassezza, alla politica ridotta ad i suoi affari personali, addirittura intimi e sessuali.

D'altronde in questo quindicennio di esposizione pubblica politica i suoi elettori, i cattolici in particolare, credevano di star votando non dico un De Gasperi, ma almeno un Fanfani, gente più abituata a discutere del sesso degli angeli che di marecarfagne o di signorine discinte da piazzare in tivvì. Di qui la preoccupazione del Silvio Berlusconi che tutto ha fatto per bloccare le suddette intercettazioni, ché gli potevano alienare parte del suo consenso, allontanando l'elettorato indignato e sconvolto, tradito nel profondo dall'uomo che credevano incarnasse le virtù cristiane come nemmeno il Papa -per il Papa d'altronde, riflettevano i cattoelettori, è più facile, vien meglio astenersi in toto che selettivamente, insomma la santità è più a portata della normalità.

Tutti questi sconvolgimenti del nostro senso comune politico, queste "rivelazioni"e lo smascheramento di questi due uomini, cui magari ci opponevamo ma che rispettavamo, ci devono aver lasciato peggio di quanto pensassimo, frastornati e gravemente intontiti. Altrimenti non si spiega perché nessuno, o quasi, parli e affronti il quadro estremamente realistico del potere italico, fra gruppi massonici eversivi, mazzette a destra ed a D'Alema, spionaggi industriali e politici, servizi perversi più che deviati, che Giuliano Tavaroli, l'esperto di sicurezza della Telecom-Pirelli nonché intercettatore per conto di Tronchetti Provera di metà paese, sta tracciando in questi giorni sulla repubblica.

*in questo moto familiare dissimulato, questa protezione del cucciolo mascherata da istanza politica (o razzista, ma credo nel caso sia uguale), Bossi è decisamente meridionale, o forse semplicemente italiano, checché ne dica .

20 luglio 2008

Nones e Kehrer al telefono: "Scenderemo con gli sci"



Repubblica.it:
Nones e Kehrer al telefono: "Scenderemo con gli sci".
Berlusconi replica: "Basta con le intercettazioni!".



P.S.: Lo so, è più da tumblr, ma io nun cellò

15 luglio 2008

Tradizionalisti Impazziti: Gaudì e Dàvila

Ridurre la filosofia ad analisi linguistica equivale a supporre che esista solo un pensiero altrui.
Nicolàs Gòmez Dàvila, da In margine ad un testo implicito, p.92.

Dàvila è un altro di quei «tradizionalisti impazziti» di cui qui si è parlato altre volte. Ultra-cattolico ma frammentario, ha dedicato tutta la sua vita letteraria a brevi note ed aforismi, molti dei quali di stucchevole esaltazione della fede cui si stenta a credere ed a cedere vista la fulminante arguzia presente negli altri, monografie compresse a sfondo politico e filosofico che ricordano molto le Centurie di Manganelli, i suoi brevissimi «romanzi cui è stata tolta l'aria».

Ed a proposito di tradizionalisti impazziti- categoria che ricordo noi si deve a Montale che parla di Gadda- una recente visita a Barcellona mi ha fatto scoprire come lo stesso Antoni Gaudì, il folle, organico e plastico architetto catalano che in giro per il mondo si conosce per la Sagrada Familia, fa parte del gruppo, del team, della confraternita. Era un cattolico fervente, ossessionato da temi e motivi religiosi che voleva inserire anche nelle abitazioni civili che ricchi mecenati di Barcellona gli affidavano -per dire, la Pedrera doveva essere sormontata da una gigantesca Madonna, senonché i timori per le numerose rivolte anticlericali del 1907 fecero sì che il committente Milà bloccasse l'ultima parte del progetto. Condusse una vita di estrema religiosità, avversa a tutti i sommovimenti liberali o anarchici della Barcellona fra fine '800 e primi '900, andandosene in giro a narcotizzare animali ed a prelevare cadaveri di uomini e bambini così da poterne studiare le figure e crearne dei calchi, fino a che, causa un'estrema sordità, è finito investito da un tram, se volete qui simbolo dei tempi che cambiavano e lo travolsero. Che un personaggio così conservatore sia stato un artista così rivoluzionario, padre del movimento architettonico, e non solo, noto come "modernismo", non sorprenda, è proprio la grandezza dell'impazzimento che qui ci interessa. Certo, se dovessi provare a sottolineare lo specifico carattere rivoluzionario-conservatore di questi personaggi, a costo di contraddire quanto detto poche righe fa, parlerei della loro sterilità, del loro non essere alla fin fine padri di nulla, di nessun movimento, di nessun figlio artistico- il modernismo catalano dagli storici dell'arte vien fatto risalire a Lluìs Domènech Montaner più che a Gaudì, che se ne rivela semmai simbolo estremo ed incommensurabile.

Il semplice fatto è che chiunque avesse mai provato a farsi seguace di uno dei nostri tradizionalisti impazziti, a (non)progettare come Gaudì, a scrivere come Gadda o Landolfi e forse anche a motteggiare come Dàvila, sarebbe apparso più un emulo ed un imitatore che un allievo, data la strana unicità di tutti questi personaggi che non hanno mai dato vita ad uno stile in senso proprio, ad un qualcosa che altri potessero adottare; evidentemente seguire una contraddizione, tra il personale e l'artistico, è decisamente più difficile che percorrere le linee progressive e progressiste di altri geni più lineari (sempre che ne esistano), semmai ci si può far travolgere da essa.

05 luglio 2008

04 luglio 2008

Pietr il Lettone è il primo libro di Maigret

Qualche ora fa ho messo in crisi un'intera Feltrinelli, con la semplice ed idiota domanda su quale fosse il libro della Genesi, il principio del tutto dove il verbo di Simenon si fece Maigret, spinto da una strana voglia di ordine e progressività per tuffarmi in questa maera gialla di adelphi gialli -mai letto Maigret, Simenon sì invece e con assai più gusto di quello che avrei immaginato, e mi si perdoni la confusione fra i due, l'equiparazione ontologica, ma mi gira così e forse non dispiacerebbe ad i due personaggi (appunto).

Sfogliamenti vari (si dice "compulsazioni?") dei moltissimi libri di Maigret lì presenti, ricerche su cataloghi informatici e perfino il mare magnum della rete -io ero lì che dicevo di andare su wikipedia, ma il signore non so cosa digitasse su google- non davano risposte. Dopo tanto disperare ed affanno, nonché vari commessi coinvolti, solo una telefonata ad una collega ha risposto a questo quesito, definito ormai da tutti da "un milione di dollari" - ed io ero lì che mi premuravo di specificare che nel caso non ero io a ricompensare il vincitore. La voce dall'altro capo del telefono, forse in vacanza, forse semplicemente non di turno, ha sussurrato qualcosa al telefono. Il commesso iniziale, che si era sorbito anche le mie petulanti scuse sul piccolo bibliotico caos creato, è corso direttamente allo scaffale, stava lì che cercava, stavo per dargli una mano per poi realizzare che non mi aveva detto l'agognato titolo, forse per possedere da solo per qualche attimo in più quella preziosità, forse perché distratto.

Finalmente trova il libro, me lo porge, ma come in uno di quei giochi di mani tolte all'ultimo momento, me lo strappa di mano mentre lo stavo afferrando. Torna dai colleghi, lo sventola, lo gira dal dorso frontale e raccomanda "sarà bene ricordarselo", il che mi ha fatto sentire più tranquillo sul fatto di non essere l'unico matto a porre simili domande.

Quindi, a futura e presente memoria, come già intitolato il post, si ricorda qua che Il primo libro della serie di Maigret è Pietr il Lettone, sperando in una buona indicizzazione di google che potrebbe far del bene a dei prossimi sventurati librai.

[se avessi avuto tempo e sghiribizzo nell'immagine al posto di pipe avreste trovato scritto Maigret, ma purtroppo fa caldo]

02 luglio 2008

Stratappos

Da un comizio riproposto stasera su Blob:
"... e mio figlio piccolo, che io chiamo Stratappos..."
Umberto Bossi ha quattro figli, l'ultimo dei quali (il terzo avuto dalla sua seconda moglie) si chiama Eridano Sirio (nome legato sia alla mitologia greca che al Po, ma sempre per via greca e non per via celtica come forse sperava il Senatur). Per una ragione ad oggi a me completamente oscura, tale figlio viene dal padre chiamato Stratappos. Google fornisce un solo risultato per la voce Stratappos, risultato non chiarificatore.

Un altro figlio di Bossi si chiama Roberto Libertà. Non risulta che sia stato libero di scegliersi il proprio nome.

13 giugno 2008

Soluzione tribale al problema politico delle intercettazioni

Nel bel mezzo delle mie conversazioni telefoniche, sia che parli di quanto sia basso o laido Silvio Berlusconi che di come sovvertire l'ordine geopolitico internazionale, mi premuro sempre di offrire i mie "saluti alla Digos in ascolto" -così recita oramai la mia formuletta tant'è che alcuni miei amici oramai mi anticipano sui tempi e se la giocano loro, ché così sti infamoni si ingraziano il maresciallo o l'attendente all'ascolto, traditori! Purtroppo la Digos -se mi devo vedere criminale almeno voglio credere di essere un sovversivo, quindi sono fermamente convinto che siano loro e solo loro ad ascoltarmi- non è mai stata altrettanto gentile ed educata, mai un saluto, nemmeno un bisbiglio, un contatto telefonico casuale, un colpo di tosse anche soffocato, qualcosa che mi segnalasse la loro presenza, ma io continuo con fiducia a porgere i miei sentiti omaggi.

E forse è proprio questa mia frequentazione, chiamiamola immaginaria ma mica ne son così sicuro, con le intercettazioni che mi spinge a formulare alle itale genti una proposta alternativa all'esplicito favoreggiamento della criminalità del neo-governo del vetero-Berlusconi (sì, è sempre lui, prova a salvarsi come al solito, non vi preoccupate, anzi, preoccupatevi) che limita le intercettazioni, ovvero quella che potrei chiamare la Soluzione Tribale Al Problema Politico della Intercettazioni (S.T.A.P.P.I).

Credo di aver letto da qualche parte, o forse di averlo solo immaginato -aridaje-, che nelle tribù di una volta, o perlomeno in qualche tribù stanziata da qualche parte, prima che i re, i diritti divini e cose simili scompaginassero per sempre i meccanismi geografici e sociali del potere, la "residenza" del Capo era messa al centro del villaggio di modo che fosse protetto da eventuali attacchi esterni ma soprattutto perché così fosse possibile controllare cosa faceva. Insomma avevano trovato una discreta soluzione al quis custodiet ipsos custodes -who watches the watchmen se siete fumettari. Ebbene qui da noi è un po' di tempo che si parla di Casta, dei politici bramini e di elettori paria, ed allora forse questo è l'unico tentativo democratico per riequilibrare il tutto, o perlomeno compensare il potere politico sempre più svincolato dal legame con il resto della comunità: per diventare parte della classe/casta politica si chiede al singolo di rinuciare alla sua privatezza, al suo sé privato in cambio di un discreto potere, deve quindi installarsi un microfono sottocutaneo sempre acceso, una di quelle cose da film di spionaggio che inoltre lo localizzi sempre. In più creiamo sul web delle belle radio in streaming, una per ogni parlamentare, assessore o consigliere circoscrizionale, così quando voglio sapere che fa uno dei "capi" mi connetto e sento cosa sta facendo, lo localizzo in google maps (che fa tanto web 2.0), magari facciamo pure una bella applicazione per iPhone -yeah!- che se sei in zona ti segnala il politico a te più vicino così da poterlo controllare. A me pare uno scambio equo, trasparente e non coercitivo che darebbe per la prima volta la possibilità di conoscere davvero i propri rappresentanti. Se poi non si trova nessuno disponibile alla carriera politica a queste condizioni, beh, nessun problema, eliminiamo la classe politica e ci diamo all'anarchia, che è meglio.

12 giugno 2008

Cita che ti passa

Tra gli scaltriti pratici di oggi, la menzogna ha perso da tempo la sua onorevole funzione di ingannare intorno a qualcosa di reale.

Adorno
dopo la citazione di Bernard Williams di un mesetto fa, oggi Giuseppe D'Avanzo su Repubblica se ne esce fuori con questa bella citazione di Adorno, ché il ragazzo con i filosofi ci si deve baloccare spesso, o forse esiste un bel prontuario di citazioni filosofiche per il giornalista culturalmente intrepido, non so. Comunque la citazione è tratta da un articolo in dove si spiega come Berlusconi stia muovendo i fili della sicurezza, delle intercettazioni e del potere in genere per salvarsi da due processi, ma tanto quello lo sappiamo, no?, meglio consolarci con le citazioni

10 giugno 2008

«Ma chi vi ci vuole»

Di tutta sta cosa del Pd che dice noi nel PSE non ci entriamo, al massimo, ma proprio al Massimo D'Alema, cambiamo il nome del PSE e ci si può pensare... beh, io di tutta sta cosa non ho ancora capito perché il PSE in coro non dice «Ma chi vi ci vuole»

06 giugno 2008

Stefano Bollani: Ordine agitato


oggi esce in edicola con l'espresso e repubblica Ordine Agitato, omaggio alle occasioni perdute, ovvero la colonna sonora che Stefano Bollani ed il suo quintetto, i Visionari, avevano registrato per il film Caos Calmo ma che alla fine la produzione ha rifiutato, mannaggia a loro.
Qui il booklet, sono 8,10 euro, caldamente consigliato.

05 giugno 2008

McCain vs Obama, ovvero Nonno Simpsons contro il dottor Hibbert

All'America si è chiusa la partita per la nomination democratica, Lei ha perso le primarie come na Rosy Bindi qualsiasi (ok, un po' più di voti, ma è il risultato che conta) e Lui si prepara al match quello vero. Ed allora qua tocca leggere lo scontro di novembre con le inoppugnabili e decisive categorie della più raffinata, e continuativa, analisi sociologica dell'America: I Simpsons.

Ed allora non c'è scampo, McCain vs Obama nei termini dei Simpsons non è altro che Nonno Simpson vs il dottor Julius Hibbert.

















Nonno Simspon, come Nonno McCain, non fa altro che rifugiarsi nel suo ipotetico passato mitico, ovvero quello che li ha visti combattere, Abraham nella seconda guerra mondiale e John in Vietnam con relativa prigionia. Condividono entrambi una spiccata attitudine all'irosità e un brutto carattere, entrambi si addormentano spesso e di botto e cadono in stati confusionari e contradditori (McC è famoso per aver votato nei suoi anni al parlamento tutto ed il contrario di tutto), e soprattutto sono vecchi e tutti stanno lì a dirgli «guarda che sei vecchio», «c'hai na pessima salute», ché in loro presenza pare non si riesca a parlare d'altro.



Obama e Hibbert invece sono due black guys affermati, provenienza dal mondo delle professioni, avvocato l'uno e medico l'altro, insomma upper class afroamericana, entrambi con sofisticata black wife accanto -somiglianti non a caso anch'esse fra loro - e un po' di pargoli, tutti e due giovini ma non troppo e con sorriso smagliante, che Hibbert adopera nevroticamente anche per le pessime notizie, il che mi pare estremamente coincidente con la strategia di Barack.
Se poi qualcheduno dotato di buona memoria ed adeguata cultura simpsoniana, stesse qui pensando «Ma come, sto tizio del blog col nome stupido è rincoglionito, non si ricorda la puntata in cui fanno vedere che il dr Julius Hibbert fa parte del Partito Repubblicano di Springfield?», beh, sinceramente non potrei che replicare «appunto».

UPDATE: come Alex mi fa giustamente notare sia Hibbert che Nonno Simpson fanno parte dei Tagliapietre (sorta di massoni di Springfield). E direi che ci vuole dunque un altro «appunto!».

28 maggio 2008

Locomotive e Bufali: per un'esegesi di "Per brevità chiamato artista"

Ancora esegesi de gregoriana –quella biblica pare occuperà raiuno per una settimana intera in ottobre-, ed ancora sulle contraddizione, sul gioco degli opposti congruenti che in De Gregori è centrale - lui è quello di Prendere e lasciare. Qui si parla della canzone manifesto, anche se un po’ sbrindellato, che dà il titolo al nuovo album, ovvero Per brevità chiamato artista. Questo gioco fra parole, prima opposte poi associate in schemi ripetuti ma spostati attraverso contraddizioni o straniamenti, a volte è veramente bellissimo, spontaneo, non sai che aspettarti da ciò che verrà, in altri casi diventa banale, ed io mi dispiaccio ché non ho ancora capito se una canzone la puoi amare a “pezzi” o no -i versi sì, li si fa a pezzi, ma la canzone mi sa che è un intero, tipo le persone, «pezzi che non siete altro»!

Ecco le immagini affascinanti che FdG tira fuori per darci e darsi conto, brevemente ché son solo canzonette, della sua artisticità e quello che sta dietro la definizione breve:



Per brevità chiamato artista
come una scimmia [elegante diminutio, ma che rimanda alla libera selvaggeria di cui inorgoglirsi] sulla schiena di qualcuno [per arrivare sulla spalle dei giganti? Dylan? fatti suoi?], come un uccello sul filo o un ubriaco per le scale [che evidentemente cammina proprio fra pezzi di vetro ed è difficile rimanere in piedi], che quando cade sa cadere e non si fa male o non lo fa vedere [che qualcosa sa fare, non vi preoccupate, non è solo un pazzo appeso a un pezzo (di filo)].

[e poi arriva la più bella espressione di doppia doppiezza, di mendacità e di trucco per le allodole] Doppio come una medaglia se fosse d’oro sarebbe cartone.

[E poi inizia con la prima cosa iperprevedibile]
Il cieco con la voce buona
e il muto che ci vede bene

[da qui in poi, per seguire il suo filo, Fdg non sta più sul pezzo, lo sgretola, infatti è un susseguirsi di lampi di genio e di tenebre di sciatteria; i versi notevoli e intelligenti sono inzaccherati da quelli che li seguono o precedono. In realtà nella strofa di mezzo ancora regge, ché sebbene la diade mediocre illuminista-cattolico, Fdg riesce a smontare e troncare non male due frasi fatte, ridandogli vita]:

che insegue il mattino alla luce del giorno
E dice pane al pane
e al vino.

[Ma poi riesce ad incorniciare un bellissimo verso con due fetecchie pre e post, ché lontano-vicino non si può sentire, Francé, davvero]

Doppio come l’ innocenza se fosse Abele sarebbe Caino
Antidoto senza veleno e alibi senza assassino
Perdonami se sto lontano e cercami vicino

E così ci si avvia alla conclusione, innanzitutto con riferimenti più espliciti a sue vecchie canzoni che d'altronde sta parlando di sè, e poi per chiudere ahimé in bruttezza inanella le ultime giustapposizioni fra versi Locomotiva (che hanno la strada segnata, donde la prevedibilità, la macchinicità) e versi Bufalo (che possono scartare di lato, pure cadere certo, magari al femminile essere truffaldini e falsi–chissà perché si dice così?- o fare mozzarelle all’uranio impoverito con cui alimenteremo le nuove costruende centrali nucleari, ma son vivi, imprevedibili nella corsa e dunque reali come poche cose al mondo).

Roba tipo:

Come un gatto dentro a un canile
Come un ladro tra i truffatori

Oppure

Doppio come un doppio gioco
se dice oggi intendeva domani

Insomma, mio amato FdG, ti ricordo che tu avevi scelto per i Bufali, erano quelli ad avere deciso l'avvenire dei tuoi baffi, nonché sorte e tuo mestiere, tu cacciavi per essere il migliore, non è che mi sei diventato vegetariano?

«Mythical is not a word I even knew at the time»

un ricordo di Sydney Pollack che parla di uno dei suoi capolavori, il silenzioso e affascinante Jeremiah Johnson, qui da noi Corvo Rosso non avrai il mio scalpo. qui una bella "sintesi" video del film

25 maggio 2008

De Gregori ed il principio di contraddizione


Francesco De Gregori
in giovane età mi introdusse ad uno dei grandi principi della vita umana, che inombra e trascende la pur tragicamente veritiera “regola dell’amico” di Pezzali, le regole sfigogene di Murphy o perfino la più neutra legge di gravitazione universale , ovvero il fondamentale principio di contraddizione. C’è un verso de La lega calcistica della classe ’68 che recita, anzi canta dei giocatori tristi che non hanno vinto mai e che

sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai.

Dentro questa frase mi ci iniziai a perdere a tredici/quattordici anni, mi immaginavo, mi chiedevo di questo innamoramento che non è amore, pensavo senza troppo capire alla falsità di sentimenti veri (?) che va oltre a quelle cose da romanzo, o da vita quando uno se la racconta, in cui il protagonista realizza che non ha mai amato la sua (presunta) amata. Qui infatti non si nega l’innamoramento, ma l’amore, non una roba del tipo «non ti ho mai amata», piuttosto «nel mio innamoramento non ti ho mai amata», e sta cosa mi affascinava perché seppur incomprensibile, contraddittoria linguisticamente e sentimentalmente, c’aveva una sua plausibilità per me, e non caso c’avevo proprio a che fare con la tristezza, con la malinconia del paradosso.

Una volta, in macchina con un amico, e stiamo parlando di quasi un decennio fa, mi ritrovai pure a difendere questa frase, che lui si ricordava in maniera diversa e che rigettava come impossibile e riformulava in maniera più coerente; ero sicurissimo di me nella panda bianca dalle parti di Prima Porta e ribattevo che era così come la trovate poche righe qui sopra, che ero pronto a scommettere somme enormi, ma dentro di me ero terrorizzato che avesse ragione, che uno dei pezzi fondanti della mia vitarella fosse un fraintendimento. Tornato a casa, e controllato con le mie orecchie che il verso era quello che ricordavo, fui soddisfattissimo, ed all’amico l’ho fatto presente qualche volta negli anni successivi a mo’ di ripicca.

Ieri sera c’era De Gregori da Fazio alla tivvì, e l’ha cantata. Sarà stato il pesto ingurgitato, lo scazzo, la prosaicità dell’età che avanza e concede meno alla fascinosa irragionevolezza (in realtà a me sembrerebbe il contrario), insomma, ho capito che forse, sottolineo forse, avevo frainteso il tutto, o per lo meno (salvo il salvabile) sia possibile un’altra lettura della frase adorata. Insomma, ieri sera ho capito che esiste una lettura prosaica e banalotta (e De Gregori all’epoca non era banale), ossia che ‘sti giocatori tristi fossero innamorati (verbo di stato, di sentimento) di donne che non amavano (verbo di azione), con cui quindi non si davano a baci, carezze, amplessi tantrici od anche fosse solo scambio di coppie in privé bui e fumosi. Per me i due verbi erano verbi di sentimento, di azione sì ma sentimentale, desiderativa , non avevo mai pensato, ma proprio mai per più di un decennio, che quel “una donna che non hanno amato mai” si riferisse a qualcosa di concreto, prosaico, al sesso, al contatto fisico, o più in generale all’essere riamati e compiere così il loro sentimento, per cui i giocatori tristi non sarebbero altro che dei desideranti che non ottengono mai –per dieci anni appunto, che qua i dieci anni e dintorni stanno tornando spesso- ciò che desiderano, la donna.

Ora potrei sperare di dimenticare tutto ciò in un bel sogno o dentro un’altra canzone, e un po’ sono tentato, in realtà non è che mi importi molto se davvero questo sia “il vero significato” del mio adorato verso, o di quale sia il suo reale significato, più che altro le due letture sono fuse nella mia testa, l’una sull’altra, forse ancora più contraddittoriamente, e non posso fare a meno di pensare al fatto che noi essere umani siamo l’unica specie animale che l’amore non lo impara facendolo, provandolo, ma piuttosto parlandone, leggendone storie, ché è da queste cose che si vede un essere umano, un essere umano lo vedi dalla confusione, dal desiderio e dalla fantasia.

13 maggio 2008

Sensualità a corte: Berlusconi ed i bigliettini

Allora, nun ve fate fregà -non so nemmeno più a chi mi rivolgo, al Pd? a me di quelli non me ne potrebbe fregare di meno, se solo non fossero "l'opposizione", l'ombra di un opposizione-, insomma non facciamoci fregare da quello là che finge di fare lo statista -l'ho appena sentito dire da Massimo Giannini di Rep, a Giannì, svejate- e fa il bipartisan, dice che non è ne è mai stato un uomo solo al comando, e i pd-ini applaudono. Meno male che c'è il sempre in palla Zoro che riporta e commenta come la Finocchiaro (si quella che difende Schifani) abbia detto di «aver apprezzato i toni di Berlusconi ma di averne trovato generici i contenuti. Ao, "generici" ja detto, mica cotica, ditemi voi se questa non è un'opposizione tosta e cazzuta, daje, forza. Per me è un'ottima partenza, temevo peggio». Insomma sveja, sveglia se non siete romani, che la cosa centrale di oggi sono i bigliettini di Silvio IV a Nunzia e Gabri, due giovani ed "avvenenti" parlamentari del Pdl, in cui dice, testuale

«Gabri, Nunzia, state molto bene insieme!
Grazie per restare qui, ma non è necessario.
Se avete qualche invito galante per colazione,
Vi autorizzo
ad andarvene!»

Non è necessario restare qui! Le autorizza lui, e la sottolineatura è del bigliettino stesso (vabbè, qui ogni parola meriterebbe sproloqui). e loro che je rispondono:

«Caro...(Non si legge) gli inviti galanti li accettiamo
solo da lei. E poi per noi è un piacere essere... (non si legge)»

Silvio IV mica è un fesso - il re è nudo, non necessariamente fesso, fessi semmai sono quelli che non dicono che è nudo- e 'sto fatto dei bigliettini l'ha sbandierato ai quattro venti,  facendoli consegnare tramite i commessi della camera. E visto che non è fesso sapeva che i teleobiettivi lì alla camera sono potenti -ce fosse mai n'altro sputazzo da catturare all'istante-, e che non ne sarebbe sfuggito il contenuto. Insomma il modello di governo e parlamento di Silvio IV è la corte -in ambo i sensi-, la sovranità totale che tutto può; se le due parlamentari siano o meno cortigiane non sta a me dirlo, certo che lui le tratta così, dispone di e per loro. Farà lo stesso anche con noi. Altro che statista, ma nemmeno piacione, il messaggio di oggi è chiaro, vuole fare il monarca ed il monarca sarà (qui avevo provato già a mostrare come fosse evidente già dal caso Carfagna) ed i monarchi son sempre arrapati e dei pettegolezzi ci si nutrono, sono essenziali alla loro stessa forma di stato che è la loro immagine di conquistatori e potenti.