01 novembre 2007

Ponte

Oggi che cos'è? Festa? Vacanza? Dipende. E da chi, da cosa? Va bè, pensiamo al domani, che di quello v'è certezza, domani è «ponte», per alcuni al meno.

Ponte, di Giorgio Manganelli, Lunario dell'Orfano Sannita

[...]Una volta, per essere precisi -diciamo tra gli Etruschi e Giordano Bruno- non di vacanza si parlava, ma di feste. Ed erano feste essenzialmente religiose. Nè mancano vacanze oggi che abbiano un vago luccichio chiesastico, nessuno sa mai bene perché il tal giorno sia festa - Sacro Cuore? Madonna? Ma quante volte «ascende», e chi, per favore? Feste antiche, si sa, e sotto il trucco grasso e faticoso delle «vacanze» qualche ruga nonnesca si intravede.
Le vacanze religiose sono pie, ed è bene che il cittadino si abitui a collegare l’idea di Dio con quella di una macchina surriscaldata e litigiosa in lento progresso sugli asfalti, tra altre quattroruote, non meno torvamente pie. Tuttavia ho l’impressione che il collegamento sia un po’ troppo nel vago, e che si pera una occasione per fare pedagogia di massa. Alle feste religiose, che una loro antiquata, manierosa dignità l’avevano, sapevano di «letizia», si sono venute affiancando le feste laiche: Patria, guerre, conquiste, martire, re e repubbliche, qualcosa che finiva, qualcosa che cominciava, la prima volta che, fondazioni, distruzioni, sacri confini, e via garrendo al vento volta volta del futuro, della gloria, del passato, delle memorie, delle speranze; [...] noi abbiamo una lenta ma ormai innegabile evoluzione dalla fase della «festa» a quella delle «vacanze». E’ curioso notare che non molti anni fa la «vacanza» designava il tempo libero del giovanetto irretito nelle cure scolastiche; giacchè al ragazzo, all’infante, ben si poteva regalare una qualche «vacanza», che non fosse «festa», data la sua disponibilità alla gioia, alla mera ilarità dell’esistere. «Vacanza» designava anche, e tutt’ora designa, il farsi libero di un posto specie statale: «si dichiara la vacanza della cattedra», che indica il consolidamento legale di un vuoto, e che comporta la vaga, e forse repressa memoria, di un che di festose, di languido e disimpegnato. Pertanto la storia psicologica dell’idea di vacanza include questi elementi che non possono scindersi: un che di infantile, di fisiologicamente esuberante, quasi che la giocherellona felicità dell’infanzia fosse finalmente «alla portata di tutti», anche uomini di mezz’età, o cadenti; e si vedano le radioline, i mangiadischi, e tutte quelle cose che ripetono la grazia fragile delle «chicche e balocchi»; la vacanza insomma presuppone un’estensione illimitata dei riti infantili della scuola dell’obbligo, fino a lambire il decesso; presuppone inoltre la diserzione temporanea da uno spazio sociale, che assume i caratteri psicologici di un contenitore per esseri umani, una indistruttibile scatola di plastica capace di ospitare e plasmare una dopo l’altra una serie illimitata di vite.Tuttavia la scolarità permanente e la sia pur provvisoria fuga dal contenitore sociale potrebbe generare «una festa», qualcosa di antico, terribile e violento, tra danza e furore: perchè generano una «vacanza»? Forse questa aggiornata rielaborazione dell’antico rito - che non tanto fa un abbacchio dell’Agnus Dei, che sarebbe ancora metamorfosi umana, ma chiude nei missili patriottici gli antichi fulmini celesti- nasce dai misti sgretolati amori delle feste religiose e civili; e proprio perchè ora stiamo vivendo un «ponte», devo confessare che questa immagine mi pare indichi una sorta di alcova, o di passaggio segreto, di corridoio nel quale possano incontrarsi le feste dei due già distinti ranghi. Da una parte una festa fiera e maschia, mettiamo un quattro novembre, col suo ardore di fante, «al sangue» e «sulle braci», in attesa della bistecchiera radioattiva; dall’altra i languori di una pietà elegante, di antica nobiltà e buone letture, ma un poco solitaria. Non mancano mai i pomeriggi di pioggia e di peccato. L’istituzione del «ponte», questa semplice e geniale invenzione, in qualche modo coonesta queste fornicazioni, e ne legittima i già colpevoli frutti: per cui un giovedì religioso e un venerdì laico generano un sabato che partecipa di entrambi, con l’aiuto di una buona, vecchia domenica, levatrice discreta e complice

4 commenti:

Spiff ha detto...

ehilà fra, a proposito del post sui pirla che si danno le cinghiate di cui mi parlavi ieri - e che oggi ho prontamente visto - ti consiglio la visione di questo meraviglioso filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=MK1OVjmEmeA

complimenti per il blog ;)
a presto
matteo

fran-tes-to ha detto...

fantastico, veramente fantastico il video, da diffondere, mo magari provvedo con un post

grazie della segnalazione (e della visita)

alla prossima

f

boliboop ha detto...

scusa, te l'ho già fregato :)
anzi, no diciamo che sto contribuendo alla diffusione

http://oknotizie.alice.it/info/69211aa07976ca12/documentario_sull_estremista_di_destra.html

fran-tes-to ha detto...

ma che stronzo che sei! vabbè, diciamo che contribuisci