10 marzo 2006

L'elefante ci schiaccerà?



Serviranno veramente i consigli di un esperto di linguistica e di scienze cognitive per sconfiggere la destra? Certo il gran parlare che si sta facendo attorno a “Non pensare all’elefante!” del professore di Berkley Gorge Lakoff, farebbe supporre di si.

Pubblicato in Italia fra i libri di Internazionale questo libro propone l’idea che le vittorie dei conservatori degli ultimi anni siano dovute ad uno studio decennale teso ad uniformare il linguaggio della destra; i conservatori usano parole semplici che richiamano ad una rete di valori solidi e riconoscibili e che permettono all’elettore di riconoscersi in una proposta politica chiara ed uniforme.

Ciò non capita alla sinistra, dominata dai personalismi e dall’impossibilità di riconoscere una chiara rete di valori che dominano i programmi e le scelte politiche. Sono i conservatori a dettare il linguaggio della politica, costringendo i progressisti sulla difensiva, essendo sempre gli avversari a scegliere le regole del gioco.

Secondo Lakoff gli elettori si riconoscono in due diversi modelli politici, ognuno esemplificabile attraverso una metafora familiare. Quella del padre autoritario per la destra e quella del genitore premuroso e democratico per la sinistra.

A tutto ciò segue l’analisi di parole chiave del linguaggio conservatore ed eventi che esemplificano la tattica dei repubblicani (dalla discesa in campo di Shwarzenegger ai racconti di Bush sulle armi di distruzione di massa in Iraq), il tutto corredato da consigli alla sinistra per sconfiggere la destra.

Se pensiamo che sono stati i repubblicani gli inventori del “Contratto con l’America”, forse qualche consiglio potrebbe essere utile anche qui in Italia, dove anche il neutro termine Pacs mette in crisi la coalizione di centro-sinistra.

La mia perplessità però riguarda la scelta della metafora che dovrebbe rappresentare i progressisti, non vorrei cioè che anche Lakoff sia caduto nel tranello della destra, usando il loro linguaggio. Mi riferisco alla metafora del padre premuroso. Non credo proprio che un partito di sinistra per essere alternativo alla destra si debba presentare come un padre (sia pure “simpatico”) per i propri elettori. Che ne direbbe John Stuart Mill?

3 commenti:

fran-tes-to ha detto...

di lakoff, insieme a johnson ricordo un gustosetto -ma teoricamente praticamente nullo- libro sulle metafore, "Metafore e vita quotidiana".

che dire, la questione linguistica è determinante, la filosofia del 900 e il femminismo ce l'hanno insegnato,
chi domina il linguaggio domina il pensiero et. et.

certo però che Mill, ed un qualsiasi psicanalista, rabbrividerebbe nel vedere la politica ridotta ad una questione maschile-patriarcale, seppur democratizzata. E' veramente abbietto questo modo di pensare, che però ci dice bene di che cosa si sostanzi il "democratismo" americano, altro che liberali.

boliboop ha detto...

D'accordissimo con la tua considerazione finale. Come è vero che, per fortuna, alcuni valori morali sono ormai condivisi (almeno a parole), è vero che su ciò che ci si aspetta determini le differenze c'è sempre meno distinzione fra gli schiaramenti. E il vizio di alcune "sinistre" è proprio quello di accostarsi ai modi, alle parlate, agli atteggiamenti, e talvolta anche ai contenuti, della destra. Come in un ecosistema in cui diminuisce la biodiversità, una politica senza differenze rischia di estinguersi, creando un 100% di indecisi che decide all'ultimo momento in base all'appeal televisivo.

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